La scoliosi (dal greco skolios: ricurvo, tortuoso) è una complessa deformità strutturale pluridimensionale della colonna vertebrale e del tronco nei tre piani dello spazio: sul piano frontale si manifesta con un movimento di “deflessione laterale”, sul piano sagittale con un’alterazione delle curve (il più spesso provocandone una inversione), sul piano assiale con un movimento di rotazione.
L’incidenza sulla popolazione generale prevede che il 2-3% sia affetto da scoliosi, con una prevalenza del sesso femminile in rapporto di circa 2:1.
Circa il 70-80% delle scoliosi viene definita “idiopatica”, mentre nel restante 20-30% si parla di scoliosi “secondaria” (a malattie neurologiche, iatrogene, sindromi eredo genetiche e congenite).
L’eziopatogenesi è multifattoriale e non ancora del tutto nota, anche se una delle ipotesi più accreditate attualmente attribuisce un’anomalia, intesa come meccanismo patologico biomeccanico, sui sistemi di controllo neuro-muscolare sulla postura; nello specifico Nachemson la descrive come “una sindrome complessa ad eziologia multifattoriale” con anomalie significative nei centri corticali e sottocorticali impiegati nel controllo di postura e movimento.
La scoliosi, in quanto patologia notevolmente complessa, può essere classificata seguendo differenti criteri:
– Età di insorgenza (infantile, giovanile, adolescenziale, dell’adulto).
– Localizzazione della curva (toracica, lombare, dorso-lombare).
– Classificazione radiologica in gradi Cobb.
Anomalie nella percezione dello schema corporeo e scoliosi
Nei pazienti con scoliosi, è visibile un’alterazione dello schema corporeo intesa come un’errata sensazione di corretto allineamento in presenza di una curva del rachide su almeno uno dei piani dello spazio, e di conseguenza un’alterata coscienza del proprio assetto posturale.
Lo studio di Picelli e Smania ha infatti dimostrato che il campione analizzato (i cui criteri di inclusione prevedevano: pazienti di età compresa tra i 7 e i 16 anni, presenza di rachialgia, pratica sportiva, entità delle curve del rachide sul piano sagittale misurate con inclinometro, caratteristiche del gibbo, indice di Risser e caratteristiche della curva scoliotica, trattamento riabilitativo), presenta una percezione errata del proprio assetto posturale, dimostrando di sottostimare significativamente l’entità della curva scoliotica primaria.
La rieducazione dello schema corporeo del paziente con scoliosi evolutiva
La riabilitazione del paziente con scoliosi, soprattutto nelle forme evolutive, oltre che essere di tipo interdisciplinare e altamente specifica sulle caratteristiche morfostrutturali della curva stessa, deve impostarsi su una riprogrammazione centrale neurofisiologica degli schemi posturali.
L’applicazione di una riprogrammazione dello schema corporeo al rachide risulta molto complessa in quanto è la risultante del comportamento motorio e posturale di differenti segmenti (cervicale, toracico, lombare e bacino) e ciascuno di essi viene soggettivamente percepito come isolato su ognuno dei diversi piano dello spazio (frontale, coronale e sagittale).
Il percorso metodologico riabilitativo prevede un approccio fondato essenzialmente sul mantenimento prolungato della postura corretta e sullo sviluppo delle reazioni di equilibrio allo scopo di influenzare favorevolmente (in termini correttivi) la deviazione scoliotica, determinando quindi una riorganizzazione posturale a livello neurofisiologico.
Ne consegue quindi che si rieduca il paziente attraverso un approccio di tipo psicomotorio con l’obiettivo di perfezionare lo schema corporeo mediante schemi posturali corretti applicabili ai gesti delle attività quotidiane.
Il mantenimento della correzione attiva inteso come sommatoria specifica dei diversi movimenti correttivi che dovrà essere eseguito in maniera autonoma, oltre che essere integrato e mantenuto nella quotidianità, viene utilizzato come punto cardine del percorso riabilitativo chinesiologico al fine di favorire e mantenere anche sotto un profilo biomeccanico una morfologia delle curve rachidee armonica.
L’approccio riabilitativo proposto è quindi un lavoro finalizzato al miglioramento delle capacità neuromotorie, adattato e controllato sulla base della patologia e delle caratteristiche individuali del singolo paziente, al fine di migliorare le sue capacità specifiche (equilibrio, coordinazione e controllo oculo-manuale) rispettando gli equilibri biomeccanici (l’azione è sui tre piani dello spazio).
Tuttavia, nella pratica quotidiana risulta sempre più difficile applicare questo programma riabilitativo ai ragazzi sedentari per la scarsa consapevolezza del loro schema corporeo.
Diviene quindi sempre più importante educare il paziente all’esercizio fisico non solo di tipo finalizzato al fine di ridurre il cedimento posturale e di offrire una maggiore stabilità e al fine di migliorare le capacità di controllo neuromuscolare della colonna vertebrale, ma soprattutto sensibilizzarlo alla pratica dell’attività sportiva: lo sport infatti consente un riequilibrio psico-motorio necessario per il paziente scoliotico, facendo attenzione alle dovute modalità secondo la tipologia di paziente, gravità ed evolutività della curva.
Conclusione
Il processo riabilitativo del paziente con scoliosi evolutiva è sicuramente lungo ed impegnativo, ma sicuramente necessario per fermare/limitare l’evoluzione della patologia, concentrandosi anche su altri aspetti riabilitativi quali il recupero e il miglioramento dell’allineamento e dell’equilibrio posturale, il miglioramento dell’estetica e della stabilità della colonna vertebrale, la riduzione del dolore e della disabilità nell’età adulta.
Diventa logico quindi utilizzare l’espressione “fisioterapia cognitivo comportamentale” in quanto attraverso l’esposizione progressiva al movimento, la visualizzazione, il feedback manuale, visivo etc si riesce a modificare gli schemi disfunzionali dei pazienti.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI




